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STRADE DELLA ROMA PAPALE

Via e Piazza della Pilotta – (R. II - Trevi) (vi convergono: via dei Lucchesi, vicolo del Monticello, via del Vaccaro, via della Pilotta che arriva fino a via Quattro Novembre)

Si chiamava, una volta, "Piazza dell’Olmo", da un olmetto retrostante alle case dei Colonnesi, si chiamò della Pilotta per il gioco della palla mezzana (pelota) che vi si svolgeva [1].

Via della Pilotta è sovrastata da una serie di archi detti ´´Archi scemi´´ (ribassati) che congiungono il palazzo Colonna alla villa, che è ad un livello più alto della detta via.

La zona del Foro Suario (mercato di suini), fece parte della contrada Biberatica [2], che nel medio evo si estendeva dalla falda del Quirinale, cui era addossata la basilica di SS. Apostoli, fino alla via di Magnanapoli e alla salita del Grillo.

S. Andrea de Biberatica fu detta la chiesa che apparteneva (XIV secolo) alle monache di S. Benedetto:  “monasterium S. Andreae de Beveratica de urbe ordinis S. Benedecti”.
La piccola chiesa stava dietro la basilica dei SS. Apostoli, sull’attuale via della Pilotta, “Monasterium S. Andreae quod ponitur iuxta basilicam apostolorum”.

Alle dette monache era allora affidato l'incarico, oggi svolto da quelle di Santa Cecilia [3], di allevare gli agnellini, la lana dei quali serve a confezionare i Palli che il Papa dà ai patriarchi e agli arcivescovi. La chiesa, chiamata anche “de viculo” per un viottolo che le correva davanti, era antichissima, ne parla già infatti il Liber Pontificalis nella biografia di Leone III (795-816).

Nella piazza, sull'area già occupata dalle stalle del cardinale di Firenze, poi Clemente XII (Lorenzo Corsini - 1730-1740), e ridotte in seguito a caserma dal governo pontificio, fu posta dai gesuiti, nel gennaio 1925,  la prima pietra del palazzo dell'Università Gregoriana, che su disegno dell’ing. Giulio Barluzzi [4] fu compiuto nel 1930.

Sempre sulla piazza, il fianco del palazzo che ricostruì [5] Martino V (Oddone Colonna - 1417-1431), dopo quasi un secolo dalla rovina provocata dal terremoto del 1348.

L'edificio che ha un ingresso sulla piazza di SS. Apostoli e l'altro carrozzabile in via della Pilotta, fu il palazzo primitivo dei Colonna trasformato in seguito in convento dei frati conventuali francescani del 3° ordine. Espropriati dopo il 1870 dal demanio italiano, il convento fu destinato a sede del Comando d’Armata, di Corpo d'Armata e di Divisione.

Vi fu pure alloggiato il Circolo Ufficiali di Terra e di Mare finché, in seguito ai patti Lateranensi del 1929, tutto l'edificio ritornò ai frati che, sul vicolo del Vaccaro, costruirono un arco che congiunge il loro convento alla Biblioteca dell'Istituto Biblico nel palazzo Muti Papazzurri dov’è pure il Pontificio Istituto Orientale.

Altro palazzo della piazza, quello già dei Bruschi col gran portone di scuola berniniana.

Da avanzi di case trovate nella piazza e da alcune iscrizioni si riconobbe che queste case erano appartenute ai Coelii Saturnini [6].

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[1] )           Secolo XVI-XVII.

[2] )            Biberatica da “bibere” per le numerose vene d'acqua esistenti in questa località, come quelle dette del “Grillo” che alimentano la fontana del palazzo omonimo e l'altra che era nel recinto dell'ex convento di Santa Caterina. É per tutte queste sorgenti che la porta delle mura Serviane, oggi nella scala interna del palazzo già Antonelli di proprietà della Santa Sede (oggi della Banca d'Italia), fu dai romani chiamata “Fontile” (via 4 novembre n.158).

[3] )            Ogni anno nella chiesa di “Santa Agnese extra muros” o “foris muros”, il 21 gennaio, natale dell’eponima, vengono benedetti quegli agnelli. Nell'archivio di S. Pietro in Vincoli è così descritta la cerimonia degli "Agnelli” a S. Giovanni Laterano - 1550. " Nota che del 1550 il giorno di Santa Agnese, in sedia vacante, per la fe. re. de Jullo papa III (fu eletto il successivo 7 febbraio, mentre Paolo III era morto il 10 novembre del 1549), noi frati di Santo Pietro in Vincoli havemo dato il solito censo di 2 agnelli alli canonici di Santo Giovanni Laterano bianchi, e per loro furon consegnati a dui beneficiati et camerlengo che fu FabioTransauro; ne fu rogato atto da Philippo Bissone notaro de Rota essendo Priore il padre fra’ Stefano da Meldola, e vicario fra’ Usebio da Bologna ecc.Già antichamente venivano lì detti canonici di Santo Giovanni Laterano, in processione con la croce et così in ordine menavano uno somaro drieto coperto con un panno d'oro et dui cuscini, et sopra detti agnelli bianchi li presentavano al Papa come episcopo di S. Giovanni Laterano et fatte alcune cerimonie et oratione li mandava alle monache di Santa Cecilia quali allevavano detti agnelli per fino all'ottava di Pasqua; alhora ammazzando detti agnelli pigliavano la lana nutricandola, ne facevano et fanno anchora stole et palii da consecrare il Papa et li archiepiscopi"."L’origine di detti agnelli di censo al detto San Giovanni è che Santa Costantia come figliuola di Costantino imperatore quale dotò la chiesa (ma alcuni dicono che fu Carlo V Re) havendo fabbricato detta chiesa et monasterio di Santa Agnese la dotò de molte facultà, et essendo detto monasterio feudo della prima chiesia del mondo, per ricognitione le paga al anno li due agnelli per censo alli detti canonici, quali, comunicato ch’è il sacerdote alla messa cantata, se benedicono li detti agnelli, poi se consegnano alli canonici et per loro a qualche suo mandato, rogano il notaro ovver farli quitanza de mano loro tanto fa. Et quelli che portano li agnelli al papa guadagna per buona mano un paro de scudi". "Nota che in tal giorno se dispensa uno rubio di fava et altro tanto pane, ma non so per che causa et mai ho potuto trovare l'origine, et però non me posso render conto". "Quelli agnelli furono assegnati alli ditti sotto pretesto che fussero consegnati al futuro pontefice con le cerimonie et forma come è sempre stato stabilito presso tutti i nostri frati" (Archivio di S. Pietro in Vincoli).
I Palli sono adesso conservati in un piccolo ambiente sopra il sepolcro di S. Pietro, e che è la continuazione della vetusta arca, nella quale in determinati giorni i pontefici vi entravano per compiervi funzioni con l'incenso. L’arca, così detta più tardi, fu eretta da Costantino, secondo la tradizione consisteva "in una camera riccamente ornata”, tutta fulgida d'oro, che l’epigrafe chiama “domus regalis”.
Fino al principio del XVI secolo, la confezione dei  palli, con la lana degli agnelli, dalle suore nutriti, era affidata al "Monasterium S. Andreae de Beveratica de Urbe ordinis benedicti, quod ponitur iuxta basilicam apostolorum". Dopo di loro, il lavoro fu assunto, nel 1530, dalle Benedettine del monastero di Santa Cecilia, cui fu affidato da Clemente VII (1523-1534).

[4] )           Soppressa la Compagnia di Gesù da Clemente XIV (1769-1774) con Breve del 21 luglio 1773, il Collegio venne affidato al clero secolare sotto la direzione di 3 cardinali, fino al 1824 quando Leone XII (1823-1829) la reintegrò nel possesso. Vi rimasero (salvo una breve interruzione nel 1798 e 1848) fino al 10 novembre 1870 quando un Decreto Luogotenenziale v’installò il Regio Liceo Ennio Quirino Visconti. I Gesuiti protestarono presso il Luogotenente, sostenendo l’internazionalità del Collegio, ma inascoltati, trasferirono l’Università Gregoriana in via del Seminario, dove rimase finché non fu compiuto il nuovo edificio (1930) in piazza della Pilotta.

[5] )           Alla venuta in Roma di Martino V, dice il Platina (Prefetto della Biblioteca Vaticana, 1421-81) che Roma era: “così rovinata che non aveva più aspetto di città, ma più tosto di un deserto. Si vedevano le case andare in rovina, già rovinate le chiese, abbandonate le contrade; le strade fangose et herme (solitarie) et una penuria estrema di tutte le cose. In effetti non vi si vedeva aspetto alcuno di città; né segno alcuno di civiltà".

[6] )          I Coeli Saturnini (IV sc. a. Ch.) abitavano probabilmente sul sito del palazzo attuale. (Armell., Cim. di Sta Agn., pp. 97-99 ; Ant. Cimit., p. 267).

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Piazza_della_Pilotta-Università_Gregoriana

Piazza della Pilotta
Università Gregoriana

L’edificio è posizionato sulle pendici del colle Quirinale, sui resti del Tempio di Serapide, costruito da Caracalla nel III sec. a.Ch.
(Segue sotto l´ingrandimento...)

Piazza_della_Pilotta-Palazzo_già_dei_Braschi

Piazza_della_Pilotta-Palazzo_già_dei_Braschi-Edicola (2)

Piazza della Pilotta
Palazzo Ciogni-Frascara

Della prima metà del XVI secolo, il palazzo fu inizialmente proprietà di Francesco Ciogni, senese, cavaliere dell´Ordine di Malta dal 1548 e cittadino romano. Nel XVII secolo la contessa Francesca Cherufini, probabile amante del cardinale Alessandro Albani, che vi teneva salotto letterario e che ebbe tra gli altri Giacomo Casanova (1760). Nel 1863 il palazzo venne ampliato e divenne proprietà dei Frascara, ricca famiglia ligure.  Nel ´900 ha ospitato l´ambasciata di Polonia, presso la Santa Sede. Oggi appartiene all´Università Gregoriana.

Piazza della Pilotta angolo via dei Lucchesi - Edicola del XX sec. su Palazzo Ciogni-Frascara,

Piazza_della_Pilotta-Palazzo_Muti_Papazzurri

Piazza della Pilotta
Palazzo Muti Papazzurri

Il committente del palazzo Muti Papazzurri in piazza della Pilotta fu Giovanni, marchese di Filacciano, figlio di Girolamo (1592-1662), in occasione del matrimonio (1660) del figlio Pompeo (1630-1713) con Maria Isabella Massimo (1642-1690).
(Segue sotto l´ingrandimento...)

Piazza_della_Pilotta-Monastero_dei_Francescani

Piazza della Pilotta
Monastero dei Francescani

Edificio ricostruito da Martino V (Colonna - 1417-1431), quasi cento anni dopo il terremoto del 1348.

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Via della Pilotta

Via della Pilotta
Archi “scemi

Uniscono il palazzo Colonna con i suoi giardini.

Via_della_Pilotta-Edicola_al_n18

Via della Pilotta-n25-Istituto_Biblico

Via della Pilotta-Galleria_Colonna

Via della Pilotta - Edicola della Madonna del Buon Consiglio del XIX sec. al n.18

Via della Pilotta
Ingresso Istituto Biblico al n.25

Via della Pilotta - Ingresso della Galleria Colonna al n.17

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